Melogranorosso

Switch to desktop Register Login

La rivoluzione greca: tutto ebbe inizio lì, tutto potrebbe avere inizio da lì (?)

Rate this item
(1 Vote)


«I momenti tra domenica 12 e lunedì 13 febbraio 2012 verranno forse ricordati come “la notte della collera” del popolo greco, in cui significative componenti della società ellenica sono scese in piazza per gridare in tutti i modi la loro rabbiosa ostilità verso un Parlamento - ormai in totale ostaggio del Vero Potere, quello finanziario – che si accingeva a sottoscrivere la condanna a morte del Paese per dissanguamento.

Una serie di riflessioni in ordine sparso si rendono di vitale importanza per noi tutti, al fine di orientarci in ciò che sta davvero accadendo.

1 – In primo luogo, non è possibile mettere in atto alcuna rivoluzione senza che prima ci sia una autentica e diffusa consapevolezza popolare (e cioè che riguardi fette consistenti di popolazione, almeno un 30-40% della società) su un minimo di meccanismi che reggono il sistema capitalistico e bancocratico in cui viviamo al giorno d’oggi. Senza consapevolezza, il popolo non compie rivoluzioni ma si limita a sfogare la propria rabbia repressa in direzioni irrazionali e spesso incontrollabili, quando non manipolabili. A mio avviso, che questa volta potremmo essere davvero in presenza di una rivoluzione - e non di una semplice rivolta stile-Masaniello - lo si deduce dal fatto che una buona parte dei Greci ha realmente compreso che quelli che si presentano al loro cospetto come i “salvatori della nazione”, ossia la troika U.E. e gli uomini del F.M.I., con le loro presunte proposte di “aiuto”, sono in realtà i loro primi veri nemici.
Altro che “aiuto”!
E' ormai chiaro ai greci ciò di cui sono oggi portatori i tecnocrati della B.C.E.: e cioè di quella che nel film “Il padrino” veniva definita “una proposta che non potranno rifiutare” (a proposito, diceva la bonanima del “banchiere di Dio” Michele Sindona che “se uno non ha mai visto il film “Il padrino” non può capire come funziona davvero il mondo!”).

2 – In Italia, per promuovere consapevolezza popolare su ciò che sta accadendo, abbiamo bisogno di liberarci innanzitutto del nostro primo avversario: i massmedia mainstream con le loro continue, incessanti e sfacciate manipolazioni della realtà. Domenica sera, mentre il popolo di Atene assediava il Parlamento ellenico, le nostre testate-fetecchia (“Repubblicain primis) continuavano ad enfatizzare la presunta presenza di blackblock  nelle piazze greche, col deliberato intento di nascondere la reale componente popolare della rivoluzione greca.
E’ lo stesso, identico meccanismo che gli stessi media di regime hanno messo in atto mille volte, allorquando c’è stato bisogno di isolare le avanguardie più consapevoli della società dalla gran massa delle persone che in tali avanguardie potrebbero in qualche modo identificarsi. Tale gioco sporco in Grecia non funziona più ma in Italia continua, ahimè, a funzionare alla grande. Deve essere ormai chiaro che Eugenio Scalfari è un soggetto “pericoloso” per noi tutti, in quanto fornisce ogni giorno, dalle colonne del suo giornale-partito, le giustificazioni più mirabolanti alla più ingiustificabile delle azioni messe in atto dai poteri finanziari sovranazionali che ci hanno espropriato di tutte le scelte democratiche e che vorrebbero condannarci ad un immediato futuro “greco”. Nel suo editoriale di domenica scorsa, il delirante ottuagenario ha avuto l’ardire di affermare, parlando delle conseguenze del possibile default della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda: “Il fallimento di due o tre paesi dell’Eurozona avrebbe ripercussioni molto serie sul sistema bancario internazionale, obbligando gli Stati nazionali a nazionalizzare totalmente o parzialmente una parte notevole dei rispettivi sistemi bancari”.
Hai capito? Scalfari sembra voler dare per scontato – bontà sua - che le nazionalizzazioni obbligate nel sistema bancario possano costituire lo scenario più fosco, quello da evitare! Per conto di chi parla Eugenio Scalfari? E’ così difficile da capirlo? A chi non converrebbe oggi la nazionalizzazione delle banche, soluzione che negli anni ’30 fu adottata in tutto il mondo per fronteggiare la grande depressione del ‘29?

3 – Dobbiamo liberarci dai falsi dogmi sui quali si basa l’intera impalcatura ideologica del neoliberismo tecnocratico: l’austerità di scuola “friedmaniana”, ovunque sia stata applicata, non ha mai condotto un’economia fuori dalle “secche” e anzi, ha sempre portato con sé recessione di lunga durata, disoccupazione e impoverimento di vasti settori della popolazione. Il cosiddetto pericolo del “debito pubblico”, agitato oggi alle masse di tele-idioti, è una immensa truffa ordita alle spalle dei popoli europei, privati della loro sovranità economico-monetaria da quando c’è l’euro, prima moneta al mondo che non appartiene agli Stati. Perfino Giulio Tremonti si è lasciato scappare, solo qualche giorno fa, delle parole sibilline, con la sua battuta-choc secondo cui “a volte sono le banche che fanno le rapine”. In tale contesto, la fine dell’euro ed il ritorno alle monete sovrane nazionali, non solo non costituirebbe alcun tipo di catastrofe ma, al contrario, rappresenterebbe solo il primo passo necessario per fare riacquistare ai governi nazionali quei poteri di decisione democratica che i trattati di Maastricht e di Lisbona ci hanno tolto.

4 – Occorre spegnere tutti i mass media (televisioni o giornali) italiani che ogni giorno ci intossicano con disinformazione-pattumiera e bisogna iniziare a reperire informazione libera proveniente dal resto del mondo. Occorre leggere, studiare e informarsi da soli.
Consiglio a tutti l’illuminante libro “Shock economy”, scritto dalla brillante giornalista canadese Naomi Klein. Acquistate questo libro, anche in gruppo, e diffondetene quante più possibile la lettura!
Oggigiorno, noi siamo sotto effetto di una terapia d’urto che prima mira a “scioccarci”, sotto la minaccia di una imponente catastrofe economico-finanziaria (in realtà si tratta di una guerra, non dichiarata ufficialmente, orchestrata dalla finanza e dal capitalismo anglo-sassone ai danni dei popoli europei). Quando un malato è sotto shock-terapia, lo si può convincere ad adottare le misure più draconiane e dannose per lui, tanto egli non avrà la lucidità per capire e cercare di sottrarsi ad una terapia che, come quella messa in atto dal governo Monti-Napolitano (semplici burattini nelle mani di Obama-Wall street e di Mario Draghi), non è soltanto inutile a guarire, ma si dimostrerà anche dannosa e letale per le nostre tasche, facendoci precipitare verso tenori di vita che ci riporteranno indietro a tanti decenni fa[1].
Le ricette imposte dall’ideologia del F.M.I. sono sempre le stesse da decenni ed hanno sempre creato disastri: liberalizzazioni alla circolazione dei capitali, apertura dei mercati con divieto di ogni forma di protezionismo, privatizzazione di tutte le aziende pubbliche strategiche e di tutti i servizi (compresi quelli essenziali come l’acqua), deregulation spinta nel mercato del lavoro, riduzione del welfare e, dulcis in fundo, indebitamento forzato degli Stati a tassi usurari. Questo i poteri forti hanno chiesto a Monti di fare e questo Monti attuerà nel loro esclusivo interesse.

5 – A Rimini, alla fine di questo mese, sotto la spinta del noto giornalista “rompiscatole” Paolo Barnard (ex redazione di Report), si terrà una importante conferenza-convegno con la partecipazione di economisti statunitensi di scuola neo-keynesiana, i quali proporranno la loro visione alternativa per l’uscita dalla crisi coniugata attraverso il concetto di Modern Money Theory (informarsi attraverso il sito http://modernmoneytheory.blogspot.com/). Non si tratta di “guru” ma di gente che nel 2001 affiancò il governo del coraggiosissimo Presidente argentino Nestor Kirkner mentre costui portava il suo Paese fuori dalle “secche” dove il neoliberismo monetarista l’aveva condotto. L’Argentina (in un contesto regionale che rende l’America latina – non mi stancherò mai di ripeterlo – come il continente di gran lunga più interessante al giorno d’oggi) ha un’economia che negli ultimi 10 anni è costantemente cresciuta a ritmi da vero e proprio boom.
Tutti gli infraquarantenni che hanno voglia di rimanere svegli e fare qualcosa per il loro Paese, devono essere a Rimini a fine mese (per gli italiani ultraquarantenni che leggono da 20 anni “Repubblica” o il “Corriere” non c’è speranza di rinsavimento, è meglio che se ne stiano a casa).

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così”. (Pericle, Discorso agli Ateniesi, 461 a.c.).

Tutto ebbe inizio ad Atene. Tutto avrà inizio anche oggi da lì?

Giuseppe Angiuli

Leave a comment

Assicurati di editare le informazioni richieste (*) quando indicato. Codice HTML abilitato.

Template Design © Joomla Templates | GavickPro. © Copyright 2011, Melogranorosso Tutti i Diritti Riservati

Top Desktop version